Tutti gli allenatori dell'Angolana in serie D.


Di Santo Enrico

Il primo allenatore dell'Angolana in serie D fu il confermato Enrico Di Santo che aveva brillantemente condotto ai nerazzurri alla vittoria del campionato nella stagione precedente. La mancanza di gioco e di risultati nella nuova categoria furono però fatali al tecnico che venne esonerato dopo solo nove partite. Sotto la sua guida tecnica l'Angolana conquistò  3 vittorie, 1 pareggio e ben 5 sconfitte, con le attuali regole (3 punti in caso di vittoria, 1 per il pareggio e 0 per la sconfitta) fruttavano 10 punti su 9 giornate in panchina con una media punti di 1,11.


Soffrido Luigi


A sostituire Di Santo fu chiamato l'esperto allenatore di categoria superiore Soffrido ex Derthona, Trapani e Lecce. Gradualmente integrò nella rosa i nuovi giocatori arrivati con il mercato di riparazione. Petroni, che era stato l'acquisto di maggior caratura tecnica, deluse le aspettative e fu tagliato dopo solo sei partite. Rimasto senza un centravanti di ruolo, Soffrido spostò in avanti il difensore Versolato e questi segnò i goals che furono preziosi per la conquista di importanti vittorie. Con l'attuale regola dei tre punti a vittoria l'Angolana conquistò ben 30 punti nel girone di ritorno che sommati ai miseri 14 punti del girone di andata garantirono la meritata salvezza. In 25 partite conseguì i seguenti risultati: 9 vittorie, 7 pareggi e 9 sconfitte e ben 34 punti, per una media punti di 1,36.

Masoni Farnese

Nel 1970-71 Leonardo Petruzzi ad inizio campionato affidò la squadra a Farnese Masoni. Il presidente non soddisfatto del lavoro svolto dal trainer lo esonerò dopo la prima partita. Masoni tornò di nuovo sulla panchina dell'Angolana nel 1976/77 ma non riuscì a salvarla e fu sostituito in alcune partite in panchina da Peppino Romanelli. In due campionati Masoni siede complessivamente per 35 volte sulla panchina angolana con sole 4 vittorie, 17 pareggi e 14 sconfitte con 29 punti conquistati e una media punti di 0,83.

Patricelli Vitaliano

Vitaliano Patricelli sostituì l'esonerato Masoni e alla prima esperienza in panchina in serie D centrò un brillante terzo posto guidando con sagacia un Angolana rinnovata e ringiovanita per 7/11. Tornò sulla panchina nerazzurra nel 1974/75 con un onorevole quarto posto e venne confermato anche nel 1975/76 ottenendo il settimo posto in classifica. In tre campionati sulla panchina nerazzurra conquista il primato tra i nostri trainer con 101 partite complessive in cui coglie 32 vittorie, 50 pareggi e 19 sconfitte per un totale di 146 punti con una media punti di 1,44.

Tontodonati Mario

Nel 1971/72 fu ingaggiato dal nuovo presidente Ruggieri l'esperto allenatore Mario Tontodonati. Non legò molto bene con i giocatori e dopo solo nove giornate di campionato fu esonerato dopo la pesante sconfitta di Manduria per 5-1. Le vittorie furono 2, i pareggi 4 e le sconfitte 3, per 10 punti e con la media punti di 1,11.

         Clozza Giuseppe - Patriarca Demetrio

Il duo Clozza-Patriarca subentrò a Tontodonati e condusse brillantemente l'Angolana alla salvezza valorizzando alcuni giovani che non erano stati presi in considerazione dal predecessore. Furono confermati anche nel 1972/73 e nel 1973/74 e in questo periodo l'Angolana ottenne alcuni risultati di prestigio come nel 1971/72 la vittoria contro la corazzata Lanciano nella 22ª giornata per 1-0 che estromise di fatto i frentani dalla promozione, nel 1972/73 il clamoroso pareggio imposto al Pescara all'Adriatico per 1-1 alla 7ª giornata di andata, (fu l'unico punto perso in casa dal Pescara in tutto il campionato), la vittoria in casa contro l'Aquila nel 1973-74 alla 25ª giornata per 1-0. Con 93 presenze sulla panchina dell'Angolana sono al secondo posto dietro Patricelli. I loro risultati: 24 vittorie, 38 pareggi e 31 sconfitte, con 110 punti conquistati in tre campionati e una media punti di 1,18.

Ortega Hector Alberto

Nel 1998/99 l'argentino Alberto Ortega viene chiamato da Nicola Petruzzi a dirigere la nascente Renato Curi Angolana appena ripescata in serie D. Il vulcanico mister fa giocare la squadra abbastanza bene ma non soddisfa a pieno il presidente che lo esonera a cinque giornate dal termine. L'avventura di Ortega a Città S.Angelo si conclude quindi dopo 29 partite in cui raccoglie 12 vittorie, 4 pareggi e 11 sconfitte, per un totale di 46 punti con una media punti di 1,58.

Righetti Ubaldo

Nel 1999/2000 Ubaldo Righetti guidò la Renato Curi quasi in C 2 restando in vetta alla classifica per 31 giornate su 34. L'inopinata sconfitta a Tolentino determinò il sorpasso in classifica del San Marino che vinse il campionato. Attualmente Righetti commenta le partite dell'Under 21 alla RAI. Nello sfortunato campionato 1999-2000 perso nelle ultime tre giornate di campionato, con ben 65 punti che è ancora il miglior risultato di sempre della nostra società in serie D, in 34 partite Righetti conquistò 18 vittorie, 11 pareggi e 5 sconfitte con la media punti più alta tra i nostri allenatori di 1,91.

Di Sante Piero

Piero Di Sante ha l'ingrato compito di sostituire Righetti nel 2000/2001. Ha a disposizione un organico molto rinnovato e anche di buon livello ma dopo il confortante pareggio nella prima giornata contro la Sambenedettese, i risultati sono sempre via via più deludenti e l'esonero avviene dopo solo 6 partite. Complessivamente siede sulla nostra panchina per 11 partite in due campionati (1998-99 nel finale di campionato quando subentra ad Ortega e nelle prime sei giornate del 2000-2001) in cui ottiene complessivamente 10 punti, frutto di 2 vittorie, 4 pareggi e 5 sconfitte, per una media punti di 0,90.

Vassallo Salvatore

Il siciliano Vassallo sostituisce Di Sante e contemporaneamente sostituisce alcuni giocatori con altri di sua fiducia. I giocatori voluti da Vassallo deludono quasi tutti eccetto Lo Piccolo, Musicò, Averani e Riganò e la squadra precipita sempre più giù in classifica. Salvatore di nome ma non di fatto, Vassallo viene esonerato alla 18ª giornata dopo ben quattro sconfitte consecutive. Un esonero che si rivela tardivo e che non fa risollevare il morale della squadra. Resiste sulla nostra panchina solo 12 partite con solo 9 punti conquistati, 2 sole vittorie (in entrambe era sostituito da D'Arcangelo), 3 pareggi e 7 sconfitte con una delle peggiori medie punti di 0,75.

Nobili Bruno

Bruno Nobili ebbe l'ingrato compito di cercare di salvare la derelitta Renato Curi Angolana dopo le fallimentari gestioni Di Sante e Vassallo. Non potè usufruire di rinforzi perchè il mercato era chiuso. Ottenne qualche buona vittoria e qualche pareggio che però si rivelarono insufficienti a riportare in acque tranquille la nostra squadra che rimase impelagata nelle ultime posizioni fino all'ultima giornata. Il suo score fu di 4 vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte in 16 partite per una media punti di 1,12.

Piccioni Attilio

Attilio Piccioni riporta l'Angolana in serie D nel 2004/2005. Viene riconfermato anche nel campionato successivo. Coraggiosamente manda in campo due ragazzini del 1988 Creati e Fasciani, sin dalle prime giornate quando è obbligatorio un solo 1987. I risultati sono altalenanti e a seguito di infortuni dei giocatori più esperti come Cavicchia e Rachini dopo le prime giornate si trova paradossalmente in emergenza nonostante l'organico fosse ritenuto di assoluto valore. Nonostante la squadra si trovi al quinto posto malgrado tutte le difficoltà incontrate, Piccioni viene esonerato dopo la sconfitta di Celano. A fine campionati i numeri danno ancora ragione a Piccioni: dei tre allenatori che si sono alternati sulla panchina nerazzurra è quello con la media punti più alta. Valeva la pena esonerarlo? Una domanda a cui non ho mai trovato risposta. Al momento dell'esonero dopo 11 giornate mister Piccioni aveva conquistato 17 punti con 5 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, per una media punti di 1,54.

Donati Ettore

Ettore Donati sostituisce Piccioni dopo undici giornate voluto da alcuni dirigenti che pensano così di poter arrivare ancora ai primi posti in classifica. Sarà solo un illusione. La squadra sotto la guida del tecnico toscano va sempre peggio fino alla sconfitta in casa per 1-3 contro la Sangiustese. I tifosi contestano duramente l'operato del nuovo allenatore e la società provvede al secondo e più che scontato esonero. Fu uno dei tanti pessimi investimenti dell'era De Cecco: il suo deleterio apporto fu di soli 16 punti in 13 partite (4 vinte, 4 pareggiate e 5 perse) con una bassa media punti di 1,23 considerando il valore dell'organico a disposizione del tecnico toscano.

Norscia Gianfranco

Norscia guida l'Angolana nelle ultime dieci giornate di campionato ottenendo solo tre vittorie contro Celano, Grottammare e Pergolese, due pareggi e ben cinque sconfitte di cui due casalinghe contro Cagliese e Penne. Nonostante questi modestissimi risultati la squadra si "salva" e Norscia viene riconfermato anche per la stagione successiva. Nelle prime giornate del 2006/2007 la fortuna sembra assistere il tecnico che porta la squadra al primo posto in classifica anche per la vittoria a tavolino per 0-3 di Tolentino. La squadra in casa vince anche con qualche difficoltà ma viene puntualmente sconfitta in trasferta e questo preoccupa non poco i tifosi che cominciano a spazientirsi. A Centobuchi dopo l'ennesima sconfitta e la pessima prova dei nerazzurri, Norscia risponde alle contestazioni di alcuni tifosi. Da questo momento non ci sarà più nessun minimo feeling con la tifoseria e la contestazione sarà ancora più dura la domenica successiva dopo la sconfitta interna contro il Real Montecchio. A questo punto l'esonero è inevitabile. Nonostante questo pessimo precedente la società nel 2009-2010 richiama Norscia voluto da Adolfo De Cecco. I risultati scadenti (una vittoria, un pareggio e cinque sconfitte) delle prime sette giornate scatenano di nuovo la pesantissima contestazione dei tifosi che ne chiedono di nuovo l'esonero che puntualmente arriva. I suoi numeri sono: 30 presenze in panchina e 36 punti conquistati in tre campionati (2005-2006, 2006-2007 e 2009-2010) con 10 vittorie di cui una conquistata a tavolino, 6 pareggi e 14 sconfitte per una media punti di 1,2 se consideriamo anche i punti che furono assegnati a tavolino ma la sua media punti reale è di solo 1,1 (33 punti in 30 partite).
Gentilini Augusto

Augusto Gentilini sostituisce Norscia dopo tredici partite e gradualmente risolleva la squadra centrando a fine campionato i play-off nonostante l'infortunio di Parmigiani e il caso Rossi Finarelli che privano la squadra di punte di esperienza. Gentilini schiera di punta i fuoriquota del 1988 Aloe e Miani  e riesce ad ottenere dei buoni risultati nonostante l'organico ridotto al minimo. Ai play-off non abbiamo fortuna e veniamo eliminati dal Fano nonostante l'ottima prova dei nerazzurri. Viene confermato anche nel 2007-2008 e purtroppo non centriamo la promozione che svanisce proprio nell'ultima giornata e  poi veniamo anche eliminati  nei play-off. La mancata promozione grida ancora vendetta ma credo che con acquisti più oculati da parte della società mister Gentilini avrebbe centrato agevolmente l'obiettivo. 55 sono le sue presenze in panchina (non ho considerato le partite dei play-off ) in cui conquista 94 punti (26 vinte, 16 pareggiate e 13 perse) con la terza migliore media punti di 1,71.

Vivarini Vincenzo

Per Vivarini vale più o meno la stessa valutazione espressa su Gentilini. E' difficile valutare i suoi demeriti e/o quelli della società. Sulla carta aveva a diposizione una corazzata ma sul campo erano evidenti le lacune che palesavano i nerazzurri anche con le squadre di bassa classifica. Sballatissimo fu anche il mercato di riparazione quando invece di tagliare elementi talentuosi ma svogliati come Giandomenico e Farrugia su tutti, vennero tagliati invece Galluzzo, Zarini e Avolio. La ciliegina sulla torta fu il taglio dell'ottimo Puglia fino a quel momento uno dei migliori in campo. La squadra si stacca presto dal vertice e mister Vivarini viene esonerato dopo la sconfitta ai rigori in Coppa Italia contro il Sapri. Vince il campionato con il Chieti nella stagione successiva. In  nerazzuro conquista 45 punti in 27 partite (11 vinte, 12 pareggiate e 4 perse) per una buona media di 1,63, che però è da ritenere bassa considerando l'organico che aveva a disposizione ma che tuttavia a mio giudizio era stato mal gestito sia in campagna acquisti che nel mercato di riparazione da parte della società in cui alcuni giocatori (Giandomenico e Farrugia su tutti dovevano essere tagliati in quanto erano stati deludenti e svogliati e al loro posto si doveva prendere una punta che apriva gli spazi al bomber Pazzi uno come ad esempio Taribello, come doveva essere tenuto Puglia che era stato uno dei miglior centrocampisti di tutto il girone e al posto del deludente cavallo di ritorno Luca Cichella doveva essere ingaggiato Vitone che si adattava a meraviglia nel gioco di mister Vivarini.) 

Bordoni Paolo

Paolo Bordoni sostituisce Vivarini nelle ultime giornate nel fallimentare campionato 2008-2009. Può contare solo su una ristretta rosa di giocatori di esperienza in quanto la società ha rispedito a casa la maggior parte di quelli che avevano maggiormente deluso. Manda in campo parecchi ragazzi della juniores ma non riesce a centrare i play-off. La sua media punti è bassissima solo 0,86 ma non si poteva chiedere di più al mister in quanto schierava solo ragazzini nei ruoli chiave dopo i tardivi tagli operati dalla società nelle ultime giornate di campionato. Conquista solo 2 vittorie e ben 5 sono le sconfitte nelle ultime 7 giornate di campionato in cui conquistiamo solo 6 punti che non saranno sufficienti a rimanere nei play-off. 

Marcangeli Roberto

Marcangeli subentra a Norscia e inizialmente riporta il sereno conseguendo alcune vittorie consecutive e risollevando i nerazzurri che si allontanano dalla zona play-out. Dopo il mercato di riparazione l'organico viene notevolmente indebolito con i tagli di Cossu e Aquaro. La squadra precipita di nuovo nella melma dei play-out e dopo la sconfitta in casa con il Centobuchi anche Marcangeli viene esonerato. Conquista 21 punti in 20 partite (5 vinte, 6 pareggiate, 9 perse), per una media punti molto bassa di 1,05.
Amaolo Daniele

Il nome di Amaolo evocava i peggiori incubi nei tifosi nerazzurri. Per ben due volte siedeva sulla panchina della squadra che ci ha negato la C 2: nel 1999-2000 era su quella del Tolentino che ci sconfisse per 2-1 e nel 2007-2008 era su quella della Maceratese che ci impose il pareggio per 0-0 nell'ultima giornata che segnò il sorpasso in classifica da parte della Sangiustese. Fu chiamato dalla nostra società a compiere l'ennesima salvezza miracolosa e da buon esperto in materia riuscì nell'impresa ritenuta da tutti quasi impossibile. Non venne confermato nella stagione successiva ma i deludentissimi risultati della gestione Cipriani indussero i nostri dirigenti a richiamarlo d'urgenza sulla nostra panchina e a fine campionato centriamo un ottimo sesto posto. Come mai quando troviamo un allenatore così bravo non viene mai confermato? Sbagliare è umano. Perseverare..? I numeri di mister Amaolo sulla panchina nerazzurra parlano chiaro: ben 71 punti in 41 partite (21 vinte, 8 pareggiate e 12 perse) con l'ottima media punti di 1,73 che lo pone al secondo posto tra i migliori allenatori nerazurri.
Cipriani Antonio

Per sole tre partite in più non batte il record di Masoni della permanenza più breve sulla panchina angolana. Dura infatti solo quattro giornate in cui raccoglie tre sconfitte e una sola vittoria. L'unico lampo della gestione Cipriani è la vittoria nel Torneo Acciavatti dopo numerosi anni di infruttuosa partecipazione. In sole 4 partite raccoglie soli 3 punti (1 vittoria e 3 sconfitte) di conseguenza la media è di solo 0,75 che è una delle più basse.
Montani Fabio

Dopo l'esonero avvenuto in data odierna 23 gennaio 2012, posso finalmente aggiungere quello che da oggi è il penultimo allenatore che si è seduto sulla panchina angolana. Mister Montani ha raccolto la miseria di soli 17 punti in 20 partite: ci può stare di perdere diverse partite a causa di un organico inadeguato per l'ostico girone F di questo campionato in cui ci sono diverse corazzate ma non ci sta assolutamente di dichiarare che l'organico da ampie garanzie e che col gioco proposto arriveranno (ma quando?) anche i punti per la salvezza che adesso sarà sempre più difficile conquistare sia direttamente che ai play-out. Seguo l'Angolana dal 1968 e questa è in assoluto la peggiore di tutte. Anche quando siamo retrocessi nel 1976/77 abbiamo disputato qualche buona partita sotto la direzione tecnica di Masoni (pareggi interni con la capolista Chieti, il forte Lanciano, l'Avezzano, la vice capolista Palmese e la terza in classifica Giugliano, il pareggio in trasferta al Fattori contro l'Aquila) e l'allora comunale era quasi inespugnabile e a fine campionato perdemmo solo di misura per 0-1 contro L'Aquila e Cassino e per 0-2 nell'ultima partita di campionato per 0-2 contro il Sulmona a retrocessione già avvenuta. Nel 2000-2001 avvenne la seconda retrocessione ma nonostante tutto il nostro terreno di gioco fu violato solo da Jesina 1-2, Monterotondo per 1-2, Tivoli 0-1  e per 0-3 nell'ultima giornata dalla Monturanese quando giocarono quasi solo i ragazzi della juniores. Ci furono anche delle buone partite come lo 0-0 imposto alla corazzata Sambenedettese che poteva essere anche una clamorosa vittoria se non fosse stato annullato un goal regolarissimo a Carlucci, la vittoria contro la forte Civitanovese per 4-1. Nell'attuale campionato c'è stata la sagra della sconfitta interna sono già ben 5 (e spero non  ne arrivino altre in futuro). Ci si è nascosti dietro il bel gioco praticato peccato che nel calcio contano i punti. Il modulo proposto dal mister è un disastro: le ali non rientrano a sufficienza a centrocampo che sconta tra l'altro la carenza di interditori (solo Forlano possiede queste caratteristiche ma è stato inspiegabilmente, sistematicamente e inopportunamente sempre sostituito) e in certi momenti di gioco si apre una voragine nella zona nevralgica del campo in cui si infilano a meraviglia con e senza palla i centrocampisti avversari che comodamente riforniscono di assist al bacio i propri attaccanti che vanno in goal con disarmante facilità. Il calcio quello vero è tutta un altra cosa. Si può anche retrocedere con dignità ma scadere nel ridicolo no! I numeri parlano chiaro 17 punti in 20 partite garantiscono una delle medie punti (0,85) più basse di sempre tra gli allenatori transitati dal 1969/70 fino ad oggi sulla panchina della nostra amata squadra. Se si vuole essere pignoli, Masoni, Vassallo, Cipriani, hanno fatto anche peggio ma la loro permanenza sulla nostra panchina è stata di gran lunga inferiore, Montani è durato anche troppo per i gusti del pubblico angolano che per tradizione ormai quarantennale è sempre stato competente e corretto come pochi. Tornando ai numeri che impietosamente condannano al precoce oblio l'operato di mister Montani, deludente sia dal punto di vista del gioco proposto che da quello più importante dei risultati: 4 vittorie, 5 pareggi e ben 11 sconfitte, media punti di 0,85, sono il deludentissimo score ma il risultato peggiore sono le cinque sconfitte consecutive che non si erano mai verificate nella storia dell'Angolana: la testardaggine di mister Montani di non rinnegare il proprio "credo" calcistico e quella di parte della società sono state premiate con questo record negativo.
Miani Luciano
I suoi risultati sono una salvezza ai play-out, una retrocessione ai play-out ed in questo campionato dieci deludenti partite senza una vittoria. Nella storia dell'Angolana in serie D nessun allenatore ha collezionato una striscia di ben 17 partite ufficiali, Coppa Italia compresa, senza ottenere almeno una vittoria. Il gioco proposto dal trainer è stato solo di rado soddisfacente e ha perso sovente con 3 o più goals di scarto. La nostra squadra ha sempre stentato specialmente in casa, non riuscendo mai a vincere gli scontri diretti in chiave salvezza. In tutto tre campionati ha diretto i nerazzurri per 61 partite con 16 vittorie, 20 pareggi e 25 sconfitte per una media punti di 1,11.

Nobiltà e miseria: gli alti e bassi dell'Angolana a livello societario.


La storia di ogni squadra è fatta di vittorie e retrocessioni come di periodi più o meno floridi dal punto di vista societario. Non voglio, pertanto, analizzare i risultati determinati dal campo ma per una volta considerare l'aspetto economico nei vari campionati della nostra squadra. Nel 1969/70 appena promossa in serie D la nostra società poteva contare su di un presidente entusiasta e ben disposto ad investire massicciamente per rinforzare la squadra che dopo il girone d'andata era mestamente ultima e destinata ad una retrocessione più che scontata. Già forte di giocatori provenienti dai professionisti come il portiere Tonoli ex Mantova e Savona (compagno di squadra di Prati e Furino nel 1966/67), del capitano Pin ex Udinese (compagno di squadra del giovanissimo Zoff), la rosa a disposizione del nuovo ed esperto tecnico Soffrido ex Lecce, si arricchì di altri atleti provenienti dal professionismo come il centravanti Petroni ex Inter, Atalanta, Catania e Genoa, lo stopper Pez ex Triestina, il terzino Roberts ex Genoa e Versolato ex Torino e Parma che fecero fare il salto di qualità dal punto di vista tecnico e con un ottimo girone di ritorno si conquistò la sospirata salvezza. Dal punto di vista dei risultati fu entusiasmante il campionato successivo. Nel 1970/71 il presidente Petruzzi e il d.s. Clozza rivoluzionarono completamente la rosa acquistando ottimi giocatori ringiovanendo sensibilmente l'organico. Arrivarono in nerazzurro lo stopper Bertelli dal Crotone, l'esperto libero Orlandi, il centravanti-ala Sommella, la mezzala Montemarani ex Maceratese, il forte centravanti Ive da L'Aquila, la promettente mezzala Diodati dall'Atri e la ciliegina sulla torta fu l'ingaggio del bomber Fontana che a fine campionato sarà il capocannoniere nerazzurro e tra i primi del girone. La panchina dopo appena una giornata fu affidata al giovane tecnico Patricelli che subentrò a Masoni. Il terzo posto finale faceva preludere a più importanti traguardi da cogliere nel campionato successivo dove con pochissimi ritocchi l'Angolana sarebbe partita con i favori del pronostico. Fu solo un illusione poiché, come un fulmine a ciel sereno, il presidente Leonardo Petruzzi decise di abbandonare Città S.Angelo per tornare nella natia Lanciano e trapiantare quasi tutti i giocatori nerazzurri nell'organico dei rossoneri. Si torna improvvisamente così nella miseria più nera e solo Raffaele Ruggieri e pochi altri coraggiosi appassionati tifosi si fecero avanti per ricostituire una parvenza di società. Con pochissimi soldi a disposizione si ingegnarono al meglio per puntellare un misero organico che contava in partenza solo del portiere Del Boccio, del giovane terzino Giordano, del mediano Galiè, dello stopper Menegon, del libero Leva, del centravanti Borgogni, della mezzala Graziani, e dell'ala Romanelli che rientrava dal servizio militare svolto a Sulmona dove era stato dato in prestito e con i peligni aveva vinto il campionato di promozione. Chiaramente non era un organico che dava garanzie di salvezza se non fosse stato opportunamente rinforzato con giocatori di maggior spessore tecnico specialmente in ruoli chiave e con alternative valide in tutti i reparti. Una provvidenziale mano fu data alla nostra società dal presidente del Chieti comm. Angelini il quale prestò ai nerazzurri giocatori del calibro di De Pedri, capitano dei neroverdi, di D'Adda, un forte mediano, del regista Tarquini, dotato di chiara visione di gioco, dell'esperto Palma che da punta venne poi impiegato con profitto anche nel ruolo di libero, e del portiere Pacini che si alternerà validamente durante il campionato con Del Boccio a difesa della porta nerazzurra. L'unici acquisti furono il promettente terzino-stopper Pierleoni dal Celano, e due attaccanti giovanissimi Di Mario e Gravante che a suon di reti verranno notati ben presto da club professionistici. A questi validi atleti si aggiungono poi provenienti dal Pescara il difensore Aquilini, il talentuoso trequartista Tagliolini e la punta Gammelli. A campionato iniziato arriva la forte ala ex Chieti Trapella che darà un apporto importante di esperienza ed incisività all'attacco angolano. Inizialmente la squadra viene affidata all'esperto Tontodonati a cui poi subentra il duo Clozza-Patriarca. La salvezza viene centrata con largo anticipo e i nostri si tolgono la soddisfazione di battere il Lanciano del presidente Petruzzi, che schierava diversi nostri ex, nella partita di ritorno estromettendo così definitivamente i frentani dalla vittoria del campionato. Nella stagione successiva, 1972-73, sempre con un budget risicato e solo parzialmente rimpinguato dalle cessioni di Gravante e Di Mario al Modena, il d.s. Clozza andò sul mercato contando su diverse conferme a cui aggiunse dei promettenti giovani di cui Spinozzi e Battilani saliranno di categoria tra i professionisti. Spinozzi vestirà le maglie di Sambenedettese, Verona, Bologna e Lazio in serie B e in serie A, mentre Battilani la maglia del Catania in serie B. L'unico acquisto di rilievo fu il forte centravanti Capestrani dal Manfredonia che nel campionato precedente ci aveva rifilato una tripletta. Furono confermati quasi tutti i giocatori tranne il portiere Del Boccio che venne dato in prestito, il mediano D'Adda ceduto alla Jesina, il capitano De Pedri rientrato al Chieti, l'anziano Palma, Gammelli e Aquilini che rientrarono al Pescara, Galiè e Menicucci. Furono promossi diversi giovani in prima squadra e fecero l'esordio i difensori Sereno Pezzopane e Castellucci, i centrocampisti Donatelli e Grassi e le punte Magini, Di Virgilio e Olivieri. In particolare destò interesse il diciassettenne Grassi che giocò ben 14 partite e su cui si appuntarono le attenzioni degli osservatori di squadre professionistiche impressionati dal modo di stare in campo che il ragazzino aveva mostrato nello storico pareggio per 1-1 imposto al Pescara all'Adriatico davanti a ben 8.000 spettatori. Oggi si griderebbe al miracolo nel vedere un diciassettenne in prima squadra in pianta stabile. Nonostante le invidiabili doti tecniche, Grassi non avrà fortuna perché al momento di spiccare il volo tra i professionisti un grave infortunio ne condizionerà il rendimento e lo costringerà a rimanere così tra i dilettanti. La linea verde imposta dal budget di soli 11.000.000 di lire sarà seguita anche nel 1973-74 quando l'Angolana perde pezzi importanti dell'organico quali il capitano Tarquini, l'estroso Tagliolini e le punte Borgogni e Capestrani che verranno validamente rimpiazzati dal regista Menna, dalla talentuosa e sfortunata mezzapunta Federici e per le punte si opta sul ritorno del bomber Fontana e dall'ingaggio di Di Girolamo dal Termoli in cambio di Pierleoni. Curiosa la storia di Di Girolamo che doveva essere il libero in questa stagione ma dopo l'arrivo in prestito di Andrea Iaconi dal Giulianova viene schierato in  attacco e si rivela un bomber implacabile. In porta arriva in prestito sempre dal Giulianova il promettente Tuccella che farà poi una buona carriera in serie C. Nei campionati successivi 1974/75 e 1975/76 si torna a respirare in quanto Leonardo Petruzzi pur non ricoprendo più la carica di presidente torna dall'esterno e finanziare la società nerazzurra che può di nuovo permettersi di ingaggiare forti giocatori tra cui spicca il ritorno di De Pedri e gli ingaggi di Conte e soprattutto quello di Bruno Pace direttamente dal Verona in serie A. Sono due campionati in cui i nerazzurri tornano ai vertici della classifica e contemporaneamente viene potenziato anche il settore giovanile e diversi allievi di Peppino Romanelli arrivano in prima squadra. Nel 1976/77 il cambio di girone e il drastico ridimensionamento del budget portano i nerazurri di nuovo nei bassifondi della classifica e la retrocessione diventa con il passare delle giornate inevitabile. In questo sfortunato campionato c'è ben poco da salvare tranne l'esordio di diversi giovani e la cessione di Marescalco all'Avezzano in cambio di Francesco Oddo e soldi. La retrocessione in promozione segnerà la fine dell'Angolana che verrà risucchiata da una spirale negativa che la fa permanere tra prima e seconda categoria fino al 1995-96. Se Leonardo Petruzzi ci aveva portato in alto nel 1968/69, il figlio Nicola ci riporta dopo quasi 30 anni nelle categorie che ci competono. Nel 1997-98 Nicola rileva l'Angolana che così disputa il promozione arrivando al secondo posto dietro il Vasto e successivamente dopo aver perso lo spareggio con il S.Omero a Lanciano, acquista anche la Renato Curi che aveva perso lo spareggio per l'accesso in serie D contro il Grosseto e per via dei ripescaggi e in seguito al fallimento dell'Avezzano, la nuova Angolana che viene denominata a seguito della fusione Renato Curi Angolana viene inserito nel girone G della serie D. In questa squadra ricca di ottimi giocatori quali Onesti, Naccarella, Assetta, Contini, Simone, Damato, Bettini, il fortissimo fuoriquota Del Core. Su tutti si eleva il talento di Fabio Grosso che dopo aver disputato solo il girone di andata spicca il volo in C 2 prima a Teramo e poi a Chieti da cui vola in A con il Perugia e nella magica estate del 2006 diventa campione del mondo a Berlino tirando il rigore decisivo. Questo non lo avrebbe immaginato nemmeno il più ottimista dei tifosi angolani. Dopo due esaltanti campionati culminati con la mancata promozione in C 2 a seguito della sconfitta rimediata nel finale di partita a Tolentino, nel 2001/2002 l'Angolana si trova di nuovo nella polvere e si materializza di nuovo lo spettro della retrocessione. Nicola Petruzzi cerca in tutti i  modi di salvare la sua squadra ma gli arbitraggi durante il campionato sia pure in maniera più o  meno sfacciata penalizzano gravemente i nerazzurri che precipitano sempre più in basso in classifica e così dal sogno della C 2 precipitiamo nell'incubo dell'Eccellenza. Di nuovo si deve fare i conti con il budget ridotto all'osso ma nonostante tutto viene messo a disposizione del tecnico Petrella un buon organico sia pure simile ad un mosaico a cui vengono aggiunte continuamente nuove tessere. Da ricordare sono il ritorno di Onesti in porta e di Naccarella in difesa che saranno decisivi ai fini della salvezza. In attacco viene ingaggiato l'anziano Berardi e a centrocampo Dalmazio e Vona che vantavano un passato tra i professionisti. A questi validi giocatori si aggiungevano i ragazzi di Marescalco: Buonvivere, Sferrella, che erano a tutti gli effetti dei titolari. Ferri, Casolani, D'Ambrosio e i fuoriquota Cucco, Favilla e Lupo costituirono una valida difesa, mentre il talentuoso Di Giandomenico diresse per diverse domeniche con sapienza il centrocampo nerazzurro supportato dal valido Rocchio. In attacco fu ingaggiato il veloce Sorricchio che dava il meglio quando poteva agire in contropiede specialmente in trasferta. L'attacco inoltre contava sul figlio d'arte Giammarinaro. La squadra conquistò la salvezza a Castelnuovo pur perdendo per 1-0. In questa partita i tifosi del Castelnuovo facevano entrare un cane che correndo dietro al pallone interrompeva ad arte la gara così da far terminare la partita dopo quella di Francavilla in cui era impegnato il Sulmona diretto concorrente per la salvezza. Dopo questa sofferta salvezza la sorte torna a sorridere benigna ai nerazzurri. La società viene rilevata da Peppe De Cecco che garantirà un notevole apporto economico a cui però non corrisponderanno sempre i risultati agognati. Dopo aver riportato l'Angolana in serie D, ha mancato nel peggiore dei modi la promozione in seconda divisione e ha infine ceduto alle lusinghe dell'importante piazza di Pescara lasciando l'Angolana di nuovo in difficoltà economiche. E' storia recentissima l'abbandono della presidenza del Pescara da parte di Don Peppe. Domanda: non conveniva al patron restare nella nostra piccola e tranquilla piazza invece di ficcarsi nel ginepraio di una piazza importante ma esigentissima come quella di Pescara? Tornando all'Angolana per dirla come diceva il grande Totò: "Siamo di nuovo ai verbi difettivi". "N'gi ste na lere (lira - euro)" in angolano. Niente di nuovo all'orizzonte. Alla nobiltà e i soldi ci eravamo abituati così come ci siamo abituati alla miseria più nera in fatto di pecunia. L'Angolana è come la fenice che risorge dalle proprie ceneri e così risorgerà anche in futuro. "A da passà a nuttate" diceva saggiamente il grande Eduardo De Filippo.

PROFILI: ENRICO MONTEMARANI


Le più sentite condoglianze alla famiglia Montemarani, a nome mio e della tifoseria della Renato Curi Angolana, per la prematura scomparsa dell'indimenticabile Enrico. Giocò con la nostra squadra nel 1970-71 nel ruolo di mezzala.

Si è spento l'ex biancorosso Montemarani

Maceratese in lutto venerdì 18 novembre 2011 Si è spento ieri l'ex centrocampista biancorosso Enrico Montemarani. L'ex giocatore, 65 anni, aveva vestito la maglia della Robur per poi approdare alla Maceratese nel 1962 dove giocò a lungo con la casacca biancorossa. Dopo aver smesso di giocare, si è dedicato al lavoro con le ditte Palmieri e Clementoni. Lascia la moglie Antonia, le figlie Vanessa, Eleonora, Susanna e Marianna.


http://www.cronachemaceratesi.it/2011/11/18/si-e-spento-lex-biancorosso-montemarani/

PROFILI: NUNZIO CAPESTRANI



Nunzio Capestrani giocò con l'Angolana solo nel campionato 1972-73, proveniente dal Manfredonia. Nel campionato precedente aveva realizzato un tripletta contro i nerazzurri alla 19ª giornata - Manfredonia-Angolana 3-1. Con la nostra maglia giocò 26 partite realizzando solo 5 goals. Nonostante questo rendimento modesto, Capestrani ebbe il merito di aver realizzato uno dei goals più importanti della storia dell'Angolana in serie: quello del pareggio 1-1 all'Adriatico contro il Pescara. Questa partita si giocò davanti a ben 8.000 spettatori e l'Angolana con un gioco rapido e grintoso riuscì a mettere più volte in difficoltà la corazzata biancazzurra guidata al mitico Tom Rosati. Al 29' minuto del secondo tempo Capestrani sfruttando una corta respinta di Ciampoli riuscì a mettere a segno il goal del pareggio. Fu l'unico punto che i biancazzurri persero in casa in tutto il campionato. 

PROFILI: GIUSEPPE NACCARELLA


Giuseppe Naccarella è sicuramente uno dei giocatori che più di altri può essere considerato una bandiera dell'Angolana. E' arrivato all'Angolana nel 1998 con la presidenza Petruzzi e successivamente è tornato a vestire la nostra maglia nel periodo della proprietà De Cecco. Difensore centrale di buona tecnica individuale divenne nel 1999-2000 il capitano della squadra più forte che abbia mai avuto l'Angolana che fallì la C 2 solo a due giornate dal termine del campionato. Andò via ad inizio campionato 2001-2002 ma a gennaio tornò da Ortona a vestire di nuovo la nostra maglia e fu uno dei protaganisti della salvezza in Eccellenza realizzando il goal della vittoria contro la Santegidiese in un importante scontro diretto. Nel 2002-2003 fu tra i pochi confermati dalla proprietà De Cecco e formò con Campagna una invidiabile coppia di centrali. Nel 2003-2004 fu fermato da un grave infortunio e rimase in panchina dopo l'acquisto di Osvaldo Mancini per quasi tutto il girone di ritorno dimostrando grande professionalità. Memorabile fu il goal nell'ultima giornata contro il Pianella 

quando dedicò la segnatura alla indimenticabile Daniela Febo correndo verso la tribuna con il dito rivolto al cielo. Da poco ha appeso gli scarpini al fatidico chiodo e ha intrapreso con profitto da due campionati la carriera di allenatore nell'Acqua e Sapone che è stata anche l'ultima squadra in cui ha giocato. Domenica scorsa 16/10/2011 ha raggiunto con merito la vetta della classifica con una squadra che schiera  con tanti giovani ogni partita. Augurandogli le migliori fortune nella carriera di allenatore, spero di vederlo un giorno sulla nostra panchina a guidarci di nuovo come ha già fatto in maniera egregia   da  calciatore.

ANGOLANA IN SERIE D. DUE PRESIDENTI ED UN PROPRIETARIO: LEONARDO PETRUZZI E NICOLA PETRUZZI E PEPPE DE CECCO









Ogni tanto mi capita di leggere su alcuni blog che trattano il presente dell'Angolana notizie poco precise e a volte del tutto tutto infondate. Mi riferisco ad un post: (adesso opportunamente rimosso dall'autore in cui erano scritte, in un italiano più che approssimativo, tante inesattezze circa la storia recente dell'era o meglio della proprietà De Cecco) http://forzangolana.altervista.org/io-e-il-presidente-che-ci-ha-portati-in-d/. Tale post lodava e criticava, in modo confuso e poco coerente, nello stesso tempo il patron  Peppe De Cecco il quale ha avuto sicuramente degli innegabili meriti ma che sono di gran lunga stati superati dai tanti "demeriti" che si sono poi palesati nella sua permanenza a Città S.Angelo. Poco felice e totalmente sballato il titolo del post: "Il presidente che ci ha portato in serie D". Suonava meglio come titolo: "Il patron che ci ha riportato in serie D". A Città S.Angelo anche le pietre sanno che nel 2004-2005 il presidente era Roberto Giammarino mentre la proprietà della Renato Curi Angolana apparteneva a Beppe De Cecco. Personalmente sono convinto che se dipendeva solo dalla volontà del patron mettevamo le radici più robuste in Eccellenza altro che serie D o addirittura la C 2 dove illusoriamente pensavano di arrivare i cosiddetti ultras dell'Angolana, oggi quasi del tutto spariti dal gradone. La serie D arrivò per altri motivi e il merito va anche ad una persona che fece tantissimo per l'Angolana: questa persona si chiamava Giancarlo Biondi, il quale fece di tutto per convincere i restii dirigenti a richiamare sulla nostra panchina Attilio Piccioni. A Giammarino va il merito di aver riportato qui Francesco Montani che è stato il miglior direttore sportivo nella storia dell'Angolana alla pari con il compianto Giuseppe Clozza. Sono stati questi due angolani doc a supportare maggiormente Don Peppe che metteva solo i soldi e i suoi ottimi impianti sportivi e questo è un merito che nessuno può negare, ma che spesso appariva spesso poco convinto quanto del tutto sfiduciato. Questo per essere precisi e dare i meriti a chi spettano. Non cito gli attuali componenti della società perchè pur avendo ricoperto cariche in quel campionato sono ancora impegnati con la nostra società e vanno lasciati tranquilli ad operare per il bene della nostra amata squadra. Sempre per rispettare la verità storica, il presidente che ha portato in serie D l'Angolana è stato Leonardo Petruzzi che impiegò un solo campionato per compiere questa storica impresa contro i tre anni di Eccellenza di Don Peppe e tutti ancora ricordiamo le polemiche che ci furono nell'ultima giornata di campionato quando i dirigenti dell'Atessa ci accusarono di aver comprato la loro partita contro il Francavilla. Non è poi minimamente paragonabile Don Peppe a Leonardo Petruzzi: entrambi sono andati via da Città S.Angelo ma con modalità e motivazioni del tutto differenti. Leonardo Petruzzi andò via dalla sua Angolana perchè alcuni personaggi che gravitavano attorno alla società erano invadenti e aspiravano a ficcarsi in ogni minima occasione nelle faccende societarie, evitando però mettere mano al portafoglio. Lasciò a fine campionato 1970-71 dopo un brillantissimo terzo posto e per diverse domeniche sul gradone in terra, (allora non c'era ancora ne il gradone in cemento ne tantomeno la tribuna  coperta), si sognò la promozione in serie C che svanì definitivamente dopo che uno pseudo tifoso pensò bene di scagliare un sasso contro un guardalinee nello scontro diretto contro il forte Cerignola (partita persa e squalifica del campo). Inoltre la società non era oberata di debiti e i nuovi soci poterono tranquillamente subentrare e garantire tranquillamente la permanenza in serie D. C'è una una ulteriore sostanziale differenza tra la famiglia Petruzzi e Don Peppe De Cecco: i Petruzzi assunsero entrambi la carica di presidente mentre Don Peppe sin dal primo anno delegò altri a ricoprire questa carica e precisamente nell'ordine: Pietro Nardone, Roberto Giammarino, Claudio Di Giacomo e Gabriele Di Cristoforo ed infine l'attuale patron Gabriele Bankowski che a sua volta ceduto la carica al giovane Filippo Prosperi, nel segno della continuità e affinità con la gestione De Cecco. Non cito Adolfo De Cecco, non perchè, a differenza di altri, ho qualcosa contro questo ragazzo, anzi, ma solo perchè la sua permanenza a Città S.Angelo è stata troppo breve per essere valutata in un senso o in un altro. Gli rimprovero solo l'infelice scelta del tecnico e di qualche collaboratore e la voglia di proporsi anche come giocatore. Nulla più. Ha la fortuna di avere tanti soldi e se li gode. Beato lui. Non amo gli scontri frontali con chi nella vita ha più fortuna del sottoscritto a livello economico e ne tantomeno mischio al calcio cose o situazioni che hanno poco o nulla a che fare con questo che per me è un passatempo e niente altro ed è solo un modo come un altro per stare con gli amici. Non sono uno di quelli che prendendo il calcio come pretesto trova il modo di rompere inutilmente e fastidiosamente le proverbiali scatole a chiunque senza nessun intento costruttivo. Questo modo di vivere è prerogativa esclusiva dei cretini. Nel calcio le regole non scritte sono ben chiare: chi ha i soldi fa il proprietario o il presidente, chi ha meno soldi o fa il dirigente o l'impiegato oppure l'operaio della società ed infine vengono i tifosi quelli veri e buon ultimi i cosiddetti ultras, il cui numero scende paurosamente quando la squadra va male, che spesso fanno più danni che altro come hanno fatto ultimamente qui da noi gli intelligentoni di Teramo, esperti come pochi in esplosivi. Tutti meritano il rispetto tranne quest'ultima categoria che fin quando fa il tifo in maniera corretta fa la differenza a supporto della propria squadra mentre quando espone striscioni offensivi contro chiunque e per qualsiasi ragione o fanno cose anche peggiori è meglio che stiano a casa senza vantare fantomatici chilometri percorsi inutilmente e stupidamente al seguito della propria squadra a cui arrecano più danni che vantaggi. Gli ultras non hanno mai vinto i campionati da soli, anzi spesso fanno prendere multe e penalizzazioni alla propria squadra. Qui da noi la mentalità degli ultras non è mai attecchita, non c'è stata e ne ci sarà mai. Per fare calcio ci vuole la moneta (e tanta anche in serie D) e non le chiacchiere o le insulse farneticazioni o andando in giro a fare danni in ogni possibile maniera. Chiusa la parentesi. Tutti sappiamo come e perchè è andato via Don Peppe e non è stata la stessa cosa di quando hanno passato la mano i Petruzzi. La squadra annaspava in zona retrocessione ed il patron è andato via dopo appena la quarta giornata di ritorno. Se permettete non è la stessa situazione. ANCORA OGGI NE PAGHIAMO LE CONSEGUENZE. A buon intenditore poche parole. Poteva arrivare a fine campionato e andarsene tanto ormai aveva fatto capire a tutti che l'Angolana non gli interessava più. Ricordo a proposito, una infelice battuta del patron durante l'amichevole Pescara-L'Aquila giocata sul nostro terreno, dopo il sisma del 6 aprile 2009, quando rivolgendosi ad alcuni tifosi disse: "Intanto vi ho fatto vedere il Pescara e L'Aquila...". Questa frase mi dette particolarmente fastidio e risposi al patron che avevamo già giocato in serie D sia contro il Pescara che contro L'Aquila oltre che contro il Chieti e il Teramo, citando tra l'altro tutti i risultati in questi sentiti derbies. Per aprire la bocca o peggio scrivere su di un blog bisogna essere documentati e non sparare corbellerie a raffica e a casaccio. Una altra profonda differenza tra Don Peppe e Leonardo Petruzzi è quella che Don Peppe adesso odia l'Angolana mentre Leonardo Petruzzi, dopo l'infelice esperienza con il Lanciano, tornò a finanziare dall'esterno l'Angolana in quanto all'epoca non esistevano le sponsorizzazioni e l'Angolana potette così poi ingaggiare fior di giocatori come De Pedri, Pace, Marescalco, Conte, tanto per citarne alcuni. In quegli anni il figlio Nicola giocava con le nostre giovanili ma Leonardo Petruzzi non pretese mai che il figlio giocasse in prima squadra. Quest'anno il nostro budget di è di soli 100.000 euro da quanto ha dichiarato il patron Bankowski: con questa misera cifra non si andrà molto lontano e il patron De Cecco non si è finora ricordato dei suoi amici ed ex soci che ha lasciato qui. Leonardo Petruzzi sapeva inoltre scegliere oculatamente allenatori e direttori sportivi. In serie D oltre a confermare Di Santo per le prime giornate di campionato, ingaggiò successivamente un tecnico di categoria superiore quale era Soffrido che compì l'impresa di salvare la nostra squadra dopo un pessimo girone di andata e nel 1970-71 promosse allenatore per la prima squadra il giovane Vitaliano Patricelli che diverrà poi presidente del Coni di Pescara. In quanto al direttore sportivo si avvalse della competenza di Giuseppe Clozza che diverrà poi responsabile del settore giovanile del Milan di Berlusconi. Improponibile inoltre il paragone con i tecnici scelti da Don Peppe e soci: si salvano solo Piccioni e Gentilini. Meglio stendere un velo pietoso sugli altri che non voglio nemmeno nominare. Non meglio va per la scelta dei direttori sportivi: si salva solo Francesco Montani che guarda caso era anche il d.s. di Nicola Petruzzi riportato in nerazzurro saggiamente da Giammarino e il ritorno di Montani coincise con la vittoria del campionato e la riconquista della  serie D. Fu Montani a caldeggiare l'acquisto Rachini e D'Isidoro (30 goals in due) e a pescare a gennaio i brasiliani Gama e Gheler che fecero la differenza nel finale di campionato. Fu l'unico anno in cui De Cecco spese al meglio e oculatamente i propri soldi. L'anno dopo in serie D non ascoltò Montani che propose a Don Peppe di conquistare la promozione dopo un solo campionato di serie D e accedere così al più presto possibile in C 2, proponendo contemporaneamente giocatori di indubbio rendimento e professionalità. De Cecco non considerò i saggi consigli di Montani. Risultato: il patron, mal consigliato da altri, tornò a spendere tantissimo e male e deluso finì con il rimanere in serie D dopo aver speso un mucchio di quattrini. Questa è la verità. Altro velo pietoso si deve stendere per gli altri d.s. scelti da De Cecco e soci: tanti soldi spesi a vanvera senza vincere più niente e sopratutto con figuracce come la mancata promozione, a cui si aggiunse come la più classica ciliegina sulla torta, l'infamia della partita di Alghero. Non gli va certo meglio il paragone con Nicola Petruzzi. E' stato infatti Nicola Petruzzi a riportarci in categorie che ci competevano: prima rilevando l'Angolana e riportandola in promozione al secondo posto dietro il Vasto e poi dopo aver perso lo spareggio contro il S.Omero rilevò la Renato Curi che aveva perso gli spareggi per la promozione contro il Grosseto: 0-0 a Pescara e perdette 2-1 a Grosseto. Di entrambe le partite riporto i tabellini.

Pescara 21 Giugno 1998 

RENATO CURI: Casciano n.g., Moretti 7, Perfetto 8, Pasquini 6 (1' s.t. Angelosante 6), Terra 8, Flacco 7.5, Gasparroni 7.5, Bonati 7, Grosso 7, Marini 6.5 (20's.t. Starinieri n.g.), D'Onofrio 7. Allenatore Di Mascio.

GROSSETO: Montorsi 7, Scorsini 7, Valvani 7, Pieri 6, Battazzi 6, Bosi 6, Lagordi 6 (12' s.t. Mucciarelli n.g.), Perini 6, Ferri 7 (40' s.t. Righetti n.g.), Bindi 6 (30' s.t. Solatto n.g.), Sani 7. Allenatore Cacitti.

Arbitro: Torella di Roma 6.5. 

28 Giugno 1998 

GROSSETO: Montorsi 9, Scorsini 7, Valvani 7, Vieri 6 (60’ Soatto 6), Batazzi 6, Bogi 6, Sani 7, Perini 7, Ferri 8, Bindi 6 (65' Righetti n.g.), Mucciarelli 6 (38' Lagordi 7). All.: Cacitti.

RENATO CURI: Casciano n.g., Moretti 7 (80' Tacconelli), Perfetto 8, Pasquini 8 (75' Di Loreto), Terra 8, Flacco 8, Gasparroni 8, Bonati 7 (46' Angelosante 7), Grosso 8, Marini 8, D'Onofrio 8. All.: Di Mascio

Arbitro: Piccioni di Jesi 7

Reti: 5' e 76' Ferri, 47' Marini.

Note: spettatori 2.000 circa. 

In fondo all'articolo del Messaggero del 29 giugno 1998: 

"Niente da fare per i pescaresi, battuti a Grosseto per 2-1, sfuma il sogno del Cnd, pesanti accuse all’arbitro.
Curi: fine della corsa, con rabbia. Allo scadere annullato il gol del pari, oggi la società cambia padrone." 

a firma di Fulvio Basilico riguardante questa partita si poteva leggere: "Ora la Curi cederà il titolo sportivo all'Angolana di Petruzzi. In giornata ci sarà il perfezionamento tra le due società. La Curi disputerà sicuramente il settore giovanile puro, mentre l'Angolana parteciperà al prossimo campionato di Eccellenza (in Promozione aveva perso lo spareggio con il S.Omero)".
Sempre Fulvio Basilisco scriveva il 10 luglio 1998 "L’Angolana rileva in blocco i giocatori ex Curi".

La notizia del ripescaggio in serie D fu riportata nell'articolo che apparve sul Centro del 1 agosto 1998 a firma di Stefano De Cristoforo. Così l'Angolana tornò in serie D, grazie all'intuito di Nicola Petruzzi, che potè così eguagliare suo padre facendo disputare alla nostra squadra due campionati di ottimo livello, sfiorando la C 2 che svanì per motivi che ben conosciamo a Città S.Angelo. Questa è la verità. Quando si vuole scrivere sui blogs, bisogna essere oltre più che documentati, oltre che esprimersi in italiano correttamente al meglio delle proprie possibilità altrimenti è consigliabile desistere per non intasare  il web di ulteriore "immondizia". Se Nicola Petruzzi non rilevava la Renato Curi nel 1998, oggi qualche attempato e anacronistico  pseudo ultrà farneticante ultra quarantenne non avrebbe mai visto la serie D qui a Città S.Angelo: De Cecco ebbe sicuramente il merito di rilevare la nostra società ma non ha mai raggiunto i livelli di Nicola Petruzzi questo lo si può envincere facilmente dai risultati nonostante i consistenti investimenti della sua gestione. Nicola Petruzzi al pari del padre sapeva scegliere i propri collaboratori come il direttore sportivo Montani e lo stesso dicasi per gli allenatori Ortega prima e dopo Righetti. Aveva fiuto anche per la scelta dei giocatori come quando andò di persona ad Anagni per assicurarsi il potente centravanti Biancolino. Nicola Petruzzi spesso agiva in prima persona e si avvaleva solo del prezioso e oculato lavoro di Montani. Il patron De Cecco invece ha sempre delegato troppo ai suoi collaboratori che spesso gli hanno fatto compiere errori a ripetizione. Difficile non ricordare i numerosi flop negli acquisti con ingaggi da favola (Giandomenico, Farrugia, Giuseppe Rosa, Della Bianchina tanto per citarne alcuni) e meglio tacere dei tanti giocatori che non sono stati cretinamente acquistati da citare su tutti Arcamone nel 2005-2006, Sansone nel 2006-2007 e Vitone nel 2008-2009. Nella storia del calcio angolano in serie D bisogna dare a ciascuno di questi presidenti e proprietari meriti e demeriti rapportando le loro diverse potenzialità economiche e dei risultati raggiunti. La squadra di Nicola Petruzzi fece 65 punti nel 1999/2000 mentre la Renato Curi Angolana di De Cecco chiuse a 60 punti nel 2007/2008 stessi punti conquistati dall'Angolana di Lenardo Petruzzi nel 1970/71 con la regola dei tre punti a vittoria. I numeri parlano chiaro. Chiudo qui questa accurata analisi sulla nostra serie D, con la speranza che  l'attuale dirigenza possa ancora conservare la categoria facendo propri gli insegnamenti dei loro predecessori evitando di ripetere i gravi errori del recente passato. 

A PAROLE VANE RISPONDONO LE FOTO

Il Piacentino con Don Peppe De Cecco

GIUSEPPE PIN RINGRAZIA CITTA' S.ANGELO PER L'ACCOGLIENZA RICEVUTA.

Il sindaco e Lucio Romanelli hanno ricevuto una e-mail da parte di Giuseppe Pin, capitano dell'Angolana nei campionati 1968-69 e 1969-70, in cui ringrazia la nostra città per l'accoglienza ricevuta in occasione del suo ritorno a Città S.Angelo.


   
   Tonoli, Menegon, Valent. Conchin, Tubaro, Romanelli e Pin.

Giovanni Giammarino miglior giocatore prodotto da Citta' S.Angelo

  • Giovanni Giammarino miglior giocatore prodotto da Citta' S.Angelo

  • articolo di  MICHELE PALUMBO 

  • GIOVANNI GIAMMARINO, per gli amici "GIUVANNE DI LU MULINARE" nacque a Città S.Angelo nel 1920. Fin da ragazzo ebbe la passione del calcio. In quei tempi i ragazzi appassionati del pallone erano costretti a giocare in qualsiasi spazio disponibile e con palle anche di "pezze" costruite con le loro mani, perche' era quasi impossibile acquistare un vero pallone. Giammarino, per il suo modo brillante di giocare, quasi subito fu inserito nella squadra del Città S. Angelo dove militavano Antonio Natale, Giovanni Campitelli, Vincenzo Natale e tanti altri giovani di parecchi anni più anziani di lui. Giovanni era di corporatura brevilinea, ma dotato di una muscolatura possente e ciò gli permetteva in area di rigore, di dribblare in spazi molto stretti e con rapidi tiri verso la rete. Il nostro campioncino, nel modo di giocare, ed anche fisicamente, somigliava molto al famoso certravanti dell'inter e della nazionale, Benito Lorenzi detto "Veleno". Anche nel carattere gli somigliava molto perchè entrambi, in campo, erano molto irascibili. Giovanni sentiva molto la gara, per lui esisteva un solo risultato: la vittoria. Nel 1939, a soli 19 anni Giovanni fu ingaggiato dal Teramo che militava in serie C. In quel anno disputò un ottimo campionato e stava per fare il salto di categoria, quando il postino gli recapitò a casa la lettera di chiamata alle armi. Giovanni dovette partire sotto le armi e vi rimase per tutto il periodo della guerra abbandonando l'attivita sportiva. A guerra finita ritornò  a Citta' Sant'Angelo dove riprese a  giocare a calcio disputando il campionato di promozione e le amichevoli, che poi non erano tali, con le solite avversarie di sempre : Montesilvano,  Silvi e Penne.

IN RICORDO DI FLAVIO BOTTARINI


Biancazzurri e mondo sportivo pescarese in lutto: è morto, all’età di 53 anni, Flavio Bottarini. Da sempre appassionato di sport, è stato per anni allenatore di squadre giovanili tra cui quelle del Pescara calcio. Bottarini, titolare del bar Napoli in via Muzii, si è spento all’improvviso per un infarto.

Goals made in Angolum




Dopo quasi 34 anni un angolano doc torna a segnare in serie D indossando la maglia dell'Angolana. Al 43' del secondo tempo Giovanni Planamente, classe 1993, ha realizzato un splendido goal contro il Venafro, al termine di un pregevole spunto personale. L'ultimo goal realizzato da un angolano doc fu messo a segno da Lucio Romanelli su punizione contro la Grumese nel 1976-77. Altri angolani doc che realizzarono reti con la nostra maglia furono Sereno (3 reti tutte su rigore), e Roberto Giansante contro l'Avezzano. Planamente ricorda nel gioco Lucio Romanelli, oggi presente come sempre in tribuna, piccolo, rapido, tecnico e mancino. Auguro al bravo Giovanni di ripetersi in futuro e di approdare nelle serie superiori: il talento non manca serve anche tanto sacrificio e tanta applicazione.